di seguito riportiamo le riflessioni di due colleghi, educatrice e operatore socio sanitario, che raccontano cosa ha significato per loro, genitori, lavorare nel periodo febbraio/marzo 2020, in lockdown per CODID 19. Sono operatori di una comunità alloggio e di un gruppo appartamento della provincia di Cuneo, due famiglie differenti, con esigenze differenti. Hanno raccolto i loro vissuti e scritto quanto sarebbe servito e non è stato fatto dalle istituzioni. E’ una prima riflessione a cui vorremmo ne seguissero delle altre, per raccogliere più riflessioni possibili, e costruire rivendicazioni e lotte adeguate alle nostre esigenze di famiglie catapultate nostro malgrado nella pandemia. Scrivete, o alla posta del blog, o direttamente sotto questa importante testimonianza.

RIFLESSIONI DI UNA MAMMA E DI UN PAPA’ OPERATORI SANITARI AL TEMPO DEL COVID19

In questi mesi di emergenza da Covid19 le famiglie con minori si sono trovate, e si trovano, a fronteggiare problemi spesso al limite della sostenibilità.
Abbiamo passato un’estate con una parvenza di normalità e abbiamo sperato, noi famiglie con bambini, in una ripresa scolastica in presenza, funzionale ed efficiente ma tenendo conto del bisogno dei bambini di tornare ad una condizione di normalità.
Il nostro appello è che si prenda coscienza pienamente delle esigenze delle famiglie, spesso ignorate in questi mesi di lockdown. Prendere atto che è necessario mettere in campo forme di tutela economica e sociale che riconoscano le difficoltà dei genitori lavoratori in questo periodo.
Non può ricadere tutto sulle famiglie, i congedi covid al 50% sono stati inefficaci, troppo pochi per il lungo periodo, non si può pensare che le famiglie si debbano comunque arrabattare in qualche modo, facendo riferimento ai nonni per chi ha la fortuna di averli oppure cercando soluzioni fai da te perché lo Stato è assente.
In questo tempo sospeso, noi genitori aspettiamo i dpcm con un brivido lungo la schiena, sperando ardentemente che non chiudano le scuole, gli asili..etc
Perché sappiamo che se la scuola chiuderà nuovamente dovremo da soli correre ai ripari.
In particolare possiamo evidenziare alcune situazioni in cui non si hanno tutele:
• Garantire la presenza in casa durante la Dad per i figli in età scolare,
impossibile per i genitori lavoratori, specialmente turnisti. Inoltre un genitore non è che necessariamente deve essere in grado di poter fare anche l’insegnante per il proprio figlio. Questo può creare enormi problemi gestionali alle famiglie e problemi al bambino dal punto di vista dell’apprendimento e della preparazione scolastica.
• Il bonus Baby sitter non tiene conto che durante una pandemia è molto difficile poter trovare una figura affidabile di supporto.
• Unitamente al discorso della Dad si evidenza come troppo spesso i genitori
sono lasciati soli anche nella gestione psicologica dei minori, laddove
adolescenti e preadolescenti faticano ad accettare un lungo confinamento con regole molto rigide.
• I genitori con figli con bisogni speciali nello specifico bambini nello spettro autistico nel periodo di lockdown hanno avuto difficoltà enormi nella gestione in casa senza poter uscire all’aperto, dovrebbero esserci delle clausole differenti all’interno del dpcm che tengano conto di queste realtà delicate.
Sarebbe necessario pensare a dei giorni pagati al 100% per far fronte a tutte queste problematiche e necessità delle famiglie, unito ad un supporto psicologico gratuito per chi ne ha bisogno.
Durante il periodo di lockdown le famiglie si sono sentite abbandonate dallo Stato, ad ogni dpcm spesso i bambini non venivano nemmeno menzionati, abbiamo sentito parlare di runner, del bisogno di avere un luogo aperto per poter professare il proprio credo, di bonus monopattino… ma dei bambini poco…molto poco..delle famiglie in difficoltà pochissimo.
Dei genitori in smart working con i figli a casa alle prese con la Dad non si è
minimamente tenuto conto della difficoltà di quei mesi. Delle mamme o dei papà che hanno dovuto licenziarsi per poter badare ai figli perché non avevano altre possibilità non si è tenuto conto.
Non abbiamo la presunzione di avere tutte le soluzioni ma speriamo possano essere uno spunto di riflessione con la consapevolezza che i bimbi, i ragazzi e le famiglie sono la risorsa primaria di tutta la collettività e non debbano essere abbandonati.

Alessia e Alessio

One Reply to “famiglie in pandemia”

  1. Anche la problematica di quando si lavora in rsa e si diventa positivi e inevitabilmente si va in quarantena con tutta la famiglia che però nn viene sottoposta a tampone, il fatto che se sei positivo o provabile positivo e rimani al tuo domicilio nn vieni monitorato nn vieni curato e rimani chiuso in ? in attesa di un tanpone che poi nn ti mandano a chiamare o l’esito si perde e nn ti arriva…. Esperienza vissuta in prima persona in parte e x il resto in torno a me

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